Un pensiero su “Il percorso partecipato

  1. Andrea Paltrinieri

    Le previsioni demografiche contenute nei documenti di piano prevedono che al 2025 la popolazione residente sul territorio dell’Unione Terre di Castelli arriverà a 85.304 abitanti (e Vignola arriverà a 30.012 abitanti!). Per dare una casa a tali persone (+6.324 nuclei famigliari nell’Unione; +2.296 a Vignola) occorre costruire case – questo il ragionamento svolto. Che tuttavia è fallace. Cos’è che non va in questo ragionamento?
    [1] Innanzitutto la sua circolarità. Se non si costruiscono case non ci sarà crescita demografica. Ma la crescita demografica, rende necessaria la costruzione di case. Detta così è brutale, ma serve per far vedere che la crescita demografica non è un “dato naturale”, né un fatto ineluttabile. Innanzitutto perché la comunità locale, senza apporti esterni, non cresce. Non è cresciuta negli ultimi vent’anni (anzi!) e non crescerà in futuro (il saldo naturale è attorno allo zero, e se ora è un po’ positivo ciò è dovuto alla presenza di stranieri: 15-17% della popolazione, ma 30% circa dei nati). Se la popolazione di questo territorio è cresciuta in questi anni è essenzialmente perché c’è stata un’offerta di alloggi a minor costo rispetto alla città (es. Modena e Bologna). Per ragioni economiche e per ragioni “di contesto” (meglio stare a Castelnuovo Rangone che nella periferia di Modena) questo territorio ha drenato abitanti dalla città e dai territori che offrono maggiori opportunità occupazionali (la città, il distretto ceramico). Il territorio ha svolto, in una certa misura, la funzione di “dormitorio” rispetto a bacini con maggiore offerta di occupazione. In ogni caso, quanta offerta di alloggi prevedere nei prossimi quindici anni è una decisione eminentemente politica!
    [2] Che l’obiettivo sia poi quello di costruire ancora risulta evidente dal fatto che nessuno si è preso la briga di fare un censimento delle unità abitative sfitte, che indubbiamente coprono già una parte (consistente?) di un’eventuale fabbisogno insediativo futuro. Non è singolare questo? Sì lo è. E questa “disattenzione” si giustifica solo con la volontà di costruire comunque! A prescindere.
    [3] Si consideri poi un ulteriore fatto. Fino a pochi anni fa i comuni capoluogo di provincia (mi riferisco sia a Modena che a Bologna) erano rassegnati a perdere abitanti. Adesso non più. Bologna ha approvato qualche anno fa un PSC espansivo. Modena sta facendo altrettanto. E’ in atto, dunque, un tentativo di ri-centramento della popolazione sulle città più grandi, che sono anche quelle che offrono più posti di lavoro. Ed in questo modo di ridurre il pendolarismo. Questo vuol dire ridurre la pressione abitativa sui comuni della cintura e della fascia pedemontana. Di questo effetto i progettisti non hanno tenuto alcun conto. L’evoluzione demografica, in altri termini, dovrà considerare anche quali strategie attuano i territori circostanti!
    [4] Infine forse un po’ di considerazione va posta anche alla crisi economica in atto che sta riducendo gli afflussi di immigrati (specie dal Sud Italia, ma anche dall’estero). Questi ancora crescono, ma assai meno rispetto a qualche anno fa. Questo è un dato che in larga parte sfugge ai tecnici CAIRE che tengono in considerazione i dati anagrafici solo fino al 2010. Dopo non li hanno più aggiornati! I dati 2011 e 2012 (già disponibili) evidenziano una significativa riduzione dei processi migratori. Un aspetto su cui non hanno fatto alcun ragionamento. Insomma nessuna previsione dell’impatto e durata della crisi.

    (NOTA: dal presente testo è stato omesso il solo rimando a link personali).

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